The land a Carthago
Il marinaio non va troppo per il sottile in
fatto di valori letterari; per lui un libro
vale l'altro.
Alessandro il barista dice che rimorchiarle non e' difficile.
Alessandro il barista dice che basta offrigli da bere, poi te le porti a casa e
ci fai quello che ti pare.
"Nessuna inibizione, nessun problema," dice Alessandro il barista. "L'importante
e' non essere gelosi."
Hammamet Yasmine e' un mercato libero.
Rimetto la bottiglia di birra nel secchiello del ghiaccio e torno a sdraiarmi
sul lettino. Sono sotto un ombrellone di paglia, in pantaloncini e maglietta, e
sto leggendo dei racconti di Hemingway. Tradotti male, devo trovarli in inglese.
Leggo, ma ho gli occhiali a specchio e ogni tanto ne approfitto per buttare un
occhio alle due ragazze della prima fila di lettini. Carrie Bradshaw, la
protagonista di Sex and the city, le definirebbe: Twenty-something, intorno ai
vent'anni. Quella che sembra una russa e' russa ed e' la donna di Tiziano, il
socio di Alessandro, l'altra e' bruna e piu' scura di carnagione, credo sia
tunisina. Hanno con loro un bambino che non sorride mai. È il figlio di una loro
amica, ed ha i suoi buoni motivi.
La mattina c'era un gran vento che soffiava e le onde si
inseguivano altissime sulla spiaggia e lui era gia' sveglio
da un sacco di tempo prima di ricordarsi che aveva il cuore
spezzato.
Penso che dovrei scrivere di questi giorni.
Il problema e' che le cose che sono successe in questi giorni - quelle
importanti, quelle che vale la pena - non le si puo' raccontare, perche' scriverne
significherebbe parlare bene di persone che non vogliono che si parli bene di
loro e parlar male di persone di cui e' inutile parlare, bene o male che sia.
Scrivere di questi giorni, scriverne onestamente, significherebbe mettere a nudo
la mia anima e quella dei miei compagni, e non so se sia il caso.
Certo: potrei buttarla sull'aneddotico e descrivere la sensazione che si prova a
veder tramontare il sole quando non c'e' piu' terra in vista e il tuo mondo di
diciotto metri per tre, cosi' grande in porto, e' incredibilmente piccolo in
confronto a tutta quell'acqua che hai intorno. O raccontare, con prosa maschia e
asciutta, il momento in cui ti svegliano, sono le quattro, comincia il tuo turno
di guardia e tu bevi il tuo caffe', ti metti qualcosa per proteggerti
dall'umidita', poi esci fuori ed e' una notte bellissima, c'e' la luna piena e si
vede tutto intorno e dai una pacca sulla spalla al tuo amico, gli dici di
andarsene a dormire e ti siedi dietro al verricello e prendi in mano la scotta
del fiocco e, anche se sai che e' superfluo, illumini la vela con la torcia
elettrica per vedere se e' regolata bene e, si', e' regolata bene e il vento e'
tiepido e non c'e' bisogno di mettersi la cerata e quando quelli del turno
dall'una alle quattro si sono addormentati senti solo il rumore dell'acqua sullo
scafo e devi pensare solo alla vela e stai bene e speri che continui cosi' per
sempre e preghi che le sette non arrivino mai.
Ma non sarebbe onesto.
Per scrivere di questi giorni dovrei raccontare tutto quello che ho visto e ho
fatto finta di non vedere; tutto quello che ho fatto, fingendo di non farlo.
Dovrei dire quanto sia triste vedere un amico che non riesce a farsene una
ragione, o di come una singola frase di un bambino possa costringerti a rivedere
tutte le idee che ti sei fatto su suo padre. Di come la verita' sia vaga e
impermanente.
E cosi' l'amore.
Il vento portava via tutto, anche queste cose
La ragazza bruna ha un gran bel culo.
Posso dirlo con buona certezza, perche' sta distesa a pancia sotto sul lettino a
pochi metri da me. Il sottile costume e' seppellito nell'incavo fra le natiche,
leggermente impanate di sabbia. Vien voglia di andare li' e spazzarla via con la
mano.
Prima, poco dopo che erano arrivate, le ho chiesto se aveva un accendino. Ce
l'aveva. Quando ha visto che c'era troppo vento e non riuscivo ad accendere il
sigaro, mi ha aiutato facendo scudo con le sue mani vicino alle mie. Acceso il
sigaro, le ho restituito l'accendino, l'ho ringraziata e sono tornato al mio
triclinio.
"Ha uno sguardo che ricorda quello della cantante delle Bangles."
È tutto quello che sono riuscito a pensare.
Cars, bruns et teinz motz entrebesc,
Pensius pensanz
Inoltre, se la scrivo male, questa potrebbe sembrare una storia di uomini, nella
quale le donne hanno solo un ruolo secondario.
Ma non e' cosi'.
È la nostra barca che ha navigato per quattrocento miglia da Fiumicino ad
Hammamet, me la nostra barca non si e' mossa da sola, e' stato il vento che l'ha
spinta. Allo stesso modo, le azioni dei personaggi di questa storia nascono
tutte da una spinta invisibile, ma costante, generata dalle donne con cui
dividono, o hanno diviso la loro vita. Se non ci fossero le donne, di questi
giorni ci sarebbe ben poco da dire. Paradossalmente, visto che le donne ci sono,
di questi giorni e' consigliabile non dire nulla: meglio riportare solo i dati
tecnici, le tattiche e le strategie, facendo finta che l'ordine di arrivo sia la
cosa piu' importante.
Ma non e' cosi'.
Sarebbe come far finta che i protagonisti dell'Iliade e dell'Odissea siano
Paride, Menelao e Ulisse, in vece di Elena, Circe e Penelope. Sarebbe come dire
che la ragione per cui guardo il mio telefono ogni dieci minuti e' che sto
aspettando la conferma di un lavoro.
Ch'eo non vorria da voi, donna, sembranza
se da lo cor non vi venisse amanza
Il mio amico mi fa cenno di raggiungerlo. È seduto nella sabbia, vicino al
lettino della bruna. Quando arrivo li', mi chiede di fargli da traduttore.
Traduco.
Traduco, ma la bruna non sembra particolarmente interessata. Risponde a
monosillabi ed ha la tipica espressione infastidita di chi soffre di emorroidi.
Se fossi piu' propenso alla superbia, prenderei in seria considerazione l'ipotesi
che la bruna sia delusa perche' sperava che fossi io ad abbordarla. Se fossi piu'
propenso alla lascivia, prenderei in seria considerazione l'ipotesi di una
"cosetta" a tre, come suggerito dal mio amico.
Esaurito il campionario delle frasi standard per l'approccio in spiaggia (il mio
amico brilla per caparbieta', non certo per fantasia), arriva il momento delle
presentazioni.
"Lei si chiama Margherita," dice il mio amico, indicando la bionda. "Lei invece,
si chiama Natascia."
"È russa?" gli chiedo, indicando la bruna.
"Si'."
"E si chiama Natascia?"
Il mio amico annuisce.
"Scusatemi," dico.
Mi alzo e vado al bar.
Vediamo se hanno capito come si fa un Campari shakerato.
Epilogo
Rientro a Roma con una sensazione strana: sessanta ore per arrivare in un posto,
poi basta un'ora di aereo per tornare indietro.
Recupero la macchina, chiamo i miei.
Mio fratello e' arrivato questa mattina dalla Norvegia, mi aspettano per cena in
un ristornate di Talenti.
Il traffico sul Raccordo e' tranquillo, alle 21:09 parcheggio davanti al Calice
d'oro.
Quando mi vede arrivare, mio fratello canta: "Hammamet, Hammamet mucho".
Io lo mando a fare in culo e gli tiro una maglietta della Carthago.
"Il prossimo anno vieni anche tu," gli dico.
"Eh," risponde lui. "Il prossimo anno non lo so..."
Non ci faccio nemmeno caso, vado a lavarmi le mani, poi mi siedo.
Prendo il tovagliolo e scopro che sotto c'e' una busta.
"Fratello," c'e' scritto sopra.
In cuor mio spero sia un assegno, ma non ci credo piu' di tanto.
La apro.
Dentro c'e' scritto: "Zio", e ci sono le fotocopie dell'ecografia.
Il mondo non e' piu' lo stesso.

